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Il rendimento che si può conseguire da un investimento finanziario è tanto maggiore quanto più elevato è il rischio che questo comporta. Tra i pochi principi corroborati dalla riflessione teorica e dalla ricerca empirica, questo gode senz'altro del più ampio consenso e ha riscontro nell'esperienza comune.

Se è il rischio che spinge il rendimento, i gestori del risparmio, in particolare in ambito previdenziale, sono consapevoli che si tratta di una risorsa da utilizzare con parsimonia. Le finalità degli investimenti pensionistici, il carattere della delega ricevuta dai partecipanti e i vincoli di natura istituzionale comportano che la capacità di assumere rischio e la tolleranza verso lo stesso siano necessariamente basse. 

E' evidente come il controllo dei rischi di portafoglio, la ricerca di opportunità di rendimento poco (o per nulla) sfruttate e il contenimento dei costi della gestione siano divenute i temi dominanti fra gli investitori istituzionali.

Le strategie di investimento Core-Satellite hanno ricevuto notevole accoglienza da parte dei gestori previdenziali.

L'approccio Core-satellite

Il rischio di un portafoglio gestito attivamente è determinato essenzialmente da due componenti: market e active risk. Il market risk è riconducibile all'andamento aggregato dei mercati dei capitali: in particolare, i segmenti più importanti dei mercati azionari, il mercato internazionale dei titoli di debito sovrano e, verosimilmente, del debito corporate, il mercato valutario. Su questi mercati operano soprattutto gli investitori istituzionali e le principali banche di rilevo nazionale e internazionale che, per via della dimensione dei propri portafogli e delle know-how di cui dispongono, sono in grado di diversificare nel modo più efficiente i rischi che li caratterizzano. I volumi scambiati quotidianamente su questi mercati sono elevatissimi, assicurando di norma la formazione di prezzi significativi e ampia liquidità. Di conseguenza, le remunerazioni che ci si può attendere investendo in queste asset class coincidono con i rispettivi premi al rischio; 

Alla componente di active risk contribuiscono i rischi specifici di quegli investimenti che il gestore intraprende perché ritiene possano fruttare rendimenti superiori rispetto al premio al rischio di mercato, ossia che "generino Alfa". Il successo di questa scelta, che comporta rischi ulteriori rispetto a quello di mercato, dipende principalmente da due fattori: dall'abilità del gestore e dalla presenza di opportunità di rendimento extra non completamente sfruttate.

Opportunità di investimento che siano profittevoli sono molto rare nelle asset class tradizionali. Le performance dei fondi comuni e dei fondi pensione sono in gran parte riconducibili a quelle dei relativi benchmark e che, nella gran parte dei casi, la gestione sottrae valore ai clienti perché produce rendimenti insufficienti a coprire i costi che comporta.

L'approccio consiste nella suddivisione del portafoglio in due componenti che assolvono funzioni specifiche. La componente Core, in cui viene allocata la maggior parte del capitale investibile, è dedicata alla replica del benchmark della gestione. Si tratta comunemente di investimenti diversificati in asset class tradizionali, il cui scopo è di generare i redditi e l'accrescimento di capitale per assicurare un livello minimo di prestazioni nel lungo periodo – al netto dei costi di gestione. La componente Core è esposta esclusivamente a market risk e viene gestita con particolare attenzione al contenimento dei costi, vuoi limitando il turnover degli investimenti diretti, vuoi ricorrendo a gestioni passive indicizzate (attraverso ETF).

Lo scopo della componente Satellite è di generare Alfa attraverso l'assunzione di active risk, e viene perseguito allocando il capitale residuo a prodotti gestiti o strutturati specializzati. Di norma questi  investimenti presentano correlazioni molto basse rispetto a quelli Core, garantendo un beneficio di diversificazione al portafoglio complessivo. Il potenziale di extra rendimento e la riduzione del rischio devono essere tali da giustificare il maggior costo unitario della componente Satellite rispetto quella Core, dovuto alle commissioni generalmente elevate che si pagano sui prodotti finanziari specializzati.

A livello di portafoglio i costi unitari sono contenuti, per via della diluizione del costo del Satellite che si consegue grazie all'allocazione di gran parte del capitale su strumenti Core a basso costo.

(*) TEV sta per Tracking Error Volatility

  • l rischio totale di portafoglio della strategia Core-Satellite è cioè inferiore di 3 punti percentuali (7%+4% = 11%) a quello della gestione bilanciata (10% + 4% = 14%); questo esemplifica il beneficio di diversificazioni che si può ottenere tramite l'investimento attivo non correlato su asset class alternative.
  • la proporzione del rischio totale allocato alla componente active (rappresentata dalla TEV) è del 25%, contro il 14% nella gestione bilanciata.

La componente Satellite è normalmente caratterizzata da investimenti specializzati, spesso riconducibili ad asset class alternative: fondi comuni o gestioni specializzate, hedge funds e prodotti strutturati (ad esempio ABS, CDO e CDS). In linea di principio, questi strumenti non dovrebbero essere correlati con la componente Core, in modo da apportare un significativo beneficio di diversificazione.

La selezione dei prodotti attivi da includere nel portafoglio Satellite è probabilmente il momento più delicato dell'intero processo di investimento.

Lo scopo della gestione(Core+Satellite) è di massimizzare lo Sharpe Ratio. La parte Satellite non essendo (almeno non dovrebbe essere) esposta al mercato, ha un Beta = 0.

La componente Satellite non deve essere troppo elevata altrimenti c'è il rischio di un esposizione al mercato (che non si vuole) e quindi questo provocherebbe: diversificazione ridotta, volatilità di portafoglio in crescita.