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In qualità di investitore, dovete sapere come i prezzi di mercato delle obbligazioni siano direttamente collegati ai cicli economici e ai problemi riguardo all'inflazione. Potreste esservi meravigliati del fatto che la stampa affermi che il mercato delle obbligazioni è crollato dopo che il governo ha diramato notizie positive sull'andamento dell'economia e la crescita dei posti di lavoro o che è salito dopo che il governo ha diffuso notizie negative sul mercato delle costruzioni residenziali.

Come regola generale, il mercato delle obbligazioni, e l'economia nel suo complesso, traggono vantaggio da tassi di crescita stabili e durevoli. Ma gli aumenti eccessivi di crescita economica possono portare all'inflazione, che fa crescere il costo di beni e servizi per tutti, porta a tassi d'interesse più elevati ed erode il valore di un'obbligazione. 

Poiché i tassi d'interesse crescenti spingono verso il basso i prezzi delle obbligazioni, il mercato di questi ultimi reagisce negativamente a notizie su una forte crescita economica. Pertanto, i prezzi delle obbligazioni sono pesantemente influenzati dai tassi fissati dalle rispettive banche centrali per quel mercato, ivi inclusa la Banca Centrale Europea per l'Eurozona, la Banca d'Inghilterra per la sterlina e la Federal Reserve per il dollaro. Inoltre, il tasso interbancario (cioè LIBOR ed Eurobor) al quale le grandi banche si prestano reciprocamente denaro è normalmente un indicatore del punto di vista dei mercati sui tassi d'interesse futuri.

La maggior parte delle obbligazioni viene "prezzata" direttamente o indirettamente da questi tassi di banche centrali e interbancari.

L'inflazione viene definita come un aumento prolungato e generalizzato del livello dei prezzi. Al crescere di un'economia, i singoli consumatori e aziende spendono più denaro per beni e servizi. Quando la domanda di beni e servizi supera l'offerta, coloro che producono beni e servizi aumentano i prezzi. L'inflazione porta a tassi d'interesse più alti perché viene eroso il valore del denaro.

Ai mercati delle obbligazioni importa quali siano i fattori che contribuiscono all'inflazione. Ad esempio, gli aumenti di prezzo delle materie prime spingono verso l'alto i costi dei beni e dei servizi fondamentali. I prezzi crescenti del petrolio influenzeranno il prezzo della benzina (che ha un impatto anche sul prezzo di trasporto dei beni), il carburante per gli aerei, l'olio da riscaldamento e qualsiasi altro bene ricavato da prodotti petroliferi.

L'inflazione erode il valore dei rendimenti di un investimento nel tempo ed è probabile che gli investitori trasferiscano i propri investimenti su altri paesi o mercati che presentano un tasso d'inflazione più basso, per ricavare un valore maggiore dai loro investimenti.

Il rapporto intercorrente tra inflazione e tassi d'interesse significa che quando l'inflazione cresce, crescono anche i tassi d'interesse; sappiamo che quando i tassi d'interesse crescono sono suscettibili di ridurre il rendimento di quell'investimento in obbligazioni. Questo perchè ad un aumento del tasso d'interesse corrisponde una diminuzione del prezzo della stessa obbligazione.

Il prezzo delle obbligazioni è legato all'andamento dei tassi di interesse. E, più precisamente, al crescere dei tassi si assisterà a una diminuzione del prezzo delle obbligazioni, e viceversa.

Gli investitori hanno usato due tipi di obbligazioni per aiutare ad affrontare le sfide che l'inflazione presenta:

  • obbligazioni a tasso variabile, che presentano cedole che salgono o scendono rispetto a un tasso determinato come il LIBOR (London Interbank Offered Rate o Tasso Interbancario Offerto a Londra) o i buoni del Tesoro americano;
  • obbligazioni legate all'inflazione o agli indici che consentono di aggiustare la cedola e i pagamenti di capitale a fronte del'inflazione. 

Quini, riassumendo: l'inflazione è un aumento duraturo del livello generale dei prezzi. Un'inflazione moderata è associaa alla crescita economica, mentre un alto tasso d'inflazione può indicare un surriscaldamento dell'economia. La crescita dell'economica induce le imprese e i consumatori ad acquistare più beni e servizi. Nella fase di espansione di un ciclo economico. la domanda generalmente supera l'offerta e i produttori possono incrementare i prezzi, con un conseguente aumento del tasso d'inflazione. Un'accelerazione molto rapida della crescita economica determina un incremento della domanda ancora più pronunciato e continui rincari da part dei produttori di beni e servizi. Può derivarne una spirale dei prezzi al rialzo, talvolta definita "infalzione galoppante" o "iperinflazione".

Di norma, quando la crescita economica inizia a rallentare, la domanda diminuisce e l'offerta di beni aumenta rispetto alla domanda. A questo punto generalemnte il tasso d'inflazione scende. Una fase caratterizzata da un calo dell'inflazione è nota come "disinflazione". La disinflazione può essere causata anche da iniziative de governo o delle autorità monetarie. Quando i prezzi diminuiscono troppo, siamo di fronte alla "deflazione". Quest'ultima, spesso causata dalla persistente debolezza della domanda, può condurre alla recessione e persino alla depressione.

Misura dell'inflazione

Gli economisti si concentrano sull'inflazione di fondo (o core). A differenza dell'inflazione complessiva (detta primaria), l'inflazione di fondo non tiene conto dei prezzi dei prodotti alimentari e dell'energia che sono soggetti a brusche oscillazioni nel breve termine. Gli indicatori più usati sono l'indice dei prezzi alla produzione (PPI) e l'indice dei prezzi al consumo (CPI).

Il PPI misura i prezzi pagati ai produttori, di norma dai rivenditori al dettaglio. Viene pubblicato con frequenza mensile. Rileva l'andamento dei prezzi in una fase relativamente precoce del ciclo dell'inflazione.

Il CPI è il più utilizzato e riflette i prezzi al dettaglio di beni e servizi, inclusi i prezzi delle abitazioni, dei trasporti e dei servizi sanitari

Il defalttore del PIL (prodotto interno lordo) è un indicatore generale dell'inflazione e riflette le variazioni di prezzo di beni e servizi prodotti dall'economia nel suo complesso. Viene pubblicato trimestralmente unitamente al PIL.

Causa l'inflazione

L'incremento delle materie prime è il fatto più evidente, poichè i rincari delle commodity fanno aumentare i prezzi dei beni e servizi primari. Il rincaro del petrolio può avere notevoli ripercussioni su un'economia. Si traduce in un aumento dei prezzi della benzina, che a sua volta causa il rincaro di tutti i beni e i servizi che vengono trasportati verso i rispettivi mercati su strada, ferrovia o via mare. Inoltre l'incremento dei prezzi del gasolio da riscaldamento penalizza sia i consumatori che le imprese.

Causando rincari generalizzati nell'economia, l'aumento dei prezzi del petrolio impoverisce i consumatori e le aziende. Pertanto gli economisti lo considerano una tassa che di fatto può deprimere un'economia già debole.

Oltre ai rincari del petrolio, anche le fluttuazione dei tassi di cambio possono prefigurare un aumento dell'inflazione. Il deprezzamento della valuta di un paese rende più costose le importazioni, esercitando pressioni al rialzo generalizzate sui prezzi. 

Impatto dell'inflazione sui rendimenti

L'inflazione rappresenta una minaccia insidiosa per gli investitori, poichè erode il risparmio reale e i rendimenti degli investimenti. Gli investimenti devono innanzitutto tenere il passo con il tasso d'inflazione per poter incrementare il potere d'acquisto reale. Ad esempio, un investimento che genera un rendimento del 2% al lordo dell'inflazione in un contesto in cui quest'ultima è pari al 3% di fatto produrà un rendimento reale negativo (-1%).

L'inflazione può essere dannosa in particolare per i rendimenti dei titoli a reddito fisso. Molti investitori acquistano tali titoli per ricevere un flusso di reddito costante sotto forma di pagamento degli interessi(cedole). Tuttavia, dal momento che per la maggior parte dei titoli a reddito fisso il tasso d'interesse, ovvero la cedola, resta invariato fino alla scadenza, il potere d'acquisto degli interessi ricevuti diminuisce all'aumentare dell'inflazione. L'inflazione può incidere negativamente sugli investimenti a reddito fisso anche in un altro modo. Con l'aumento dell'inflazione tendono a salire anche i tassi d'interesse, a causa delle aspettative del mercato di un più alto tasso d'inflazione oppure perché la Federal Reserve (Fed) ha innalzato i tassi d'interesse nel tentativo di contrastare l'inflazione (di seguito illustreremo il modo in cui la Fed contrasta l'inflazione). L'incremento dei tassi d'interesse causa una flessione dei prezzi delle obbligazioni, con una potenziale riduzione del loro rendimento totale.

A differenza delle obbligazioni, il prezzo di alcune attività aumenta con l'inflazione: le azioni. (i rincari possono controbilanciare l'impatto negativo dell'inflazione. In un orizzonte temporale molto lungo le azioni ordinarie si sono spesso rivelate un buon investimento rispetto all'inflazione, dal momento che le imprese possono aumentare i prezzi dei loro prodotti in seguito a un incremento dei loro costi in un contesto d'inflazione. L'aumento dei prezzi può tradursi in un incremento degli  utili. Tuttavia, nel breve periodo le azioni hanno spesso evidenziato una correlazione negativa con l'inflazione e possono essere particolarmente penalizzate da un imprevisto aumento dell'inflazione. Un brusco o inatteso aumento dell'inflazione può accentuare le incertezze sull'economia, con conseguenti revisioni al ribasso delle previsioni sugli utili delle imprese e una flessione delle quotazioni azionarie. Di norma, i prezzi delle materie prime aumentano con l'inflazione. I futures su commodity, che riflettono le aspettative sui prezzi futuri, possono pertanto reagire positivamente a una revisione al rialzo dell'inflazione attesa.

Poteggersi dall'inflazione

Molte attività collegate alle materie prime, come gli indici di commodity, possono contribuire a proteggere il portafoglio dall'impatto dell'inflazione, dal momento che il loro rendimento totale di norma aumenta in un  contesto d'inflazione. Tuttavia, alcuni investimenti legati alle materie prime sono influenzati da fattori diversi dai  prezzi di queste ultime. Ad esempio, i titoli del settore petrolifero possono oscillare a causa di fattori relativi alle  singole imprese, pertanto le quotazioni azionarie e i prezzi del petrolio non sono sempre allineati.
 
Controllare l'inflazione
 
Le banche centrali, compresa la Federal Reserve (Fed), cercano di tenere sotto controllo l'inflazione regolando il  ritmo dell'attività economica. Per raggiungere tale obiettivo, in genere innalzano o tagliano i tassi d'interesse a breve termine.
Il taglio di questi ultimi incoraggia le banche ad assumere prestiti dalla Fed e a prestarsi denaro vicendevolmente, di fatto incrementando l'offerta di moneta nell'economia. A loro volta, le banche erogano più prestiti alle imprese e ai consumatori, stimolando la spesa e l'attività economica in generale. L'accelerazione della crescita economica causa in genere un aumento dell'inflazione. L'incremento dei tassi a breve termine produce l'effetto opposto: scoraggia l'assunzione di prestiti, riduce la massa monetaria, frena l'attività economica e mantiene basso il tasso d'inflazione.
 
La gestione dell'offerta di moneta da parte della Fed e di altre banche centrali nelle rispettive regioni viene definita "politica monetaria". L'innalzamento e la riduzione dei tassi d'interesse rappresentano la modalità più diffusa per realizzare la politica monetaria. Tuttavia, la Fed può anche aumentare o abbassare il coefficiente di riserva  obbligatoria delle banche, ossia la percentuale dei depositi che queste ultime sono tenute a detenere presso la Fed o sotto forma di disponibilità liquide. Un innalzamento del coefficiente di riserva obbligatoria riduce la capacità di credito delle banche e rallenta l'attività economica, mentre la sua riduzione stimola in genere l'economia.
 
Talvolta il governo federale cerca di contrastare l'inflazione mediante la politica fiscale. Anche se non tutti gli economisti concordano sull'efficacia di quest'ultima, il governo può cercare di combattere l'inflazione mediante aumenti delle imposte o riduzioni della spesa pubblica, che frenano l'attività economica. Viceversa, può contrastare la deflazione attraverso sgravi fiscali e con incrementi della spesa volti a stimolare l'economia.
 
 

Tasso d'interesse della BCE, tasso REFI

 La Banca Centrale Europea (BCE) è responsabile dal 1999 della politica monetaria dell'area dell'euro. Pur non avendo tuttavia soppiantato il ruolo delle banche centrali dei diversi Paesi, la BCE collabora strettamente con queste ultime. Una delle principali mansioni della BCE è quella di vigilare sulla stabilità dei prezzi all'interno dell'area dell'euro. In tale contesto, la BCE si pone come scopo quello di mantenere il tasso di inflazione (ossia la svalutazione monetaria) a un livello inferiore al 2% annuo.

Il tasso di interesse della BCE è il cosiddetto "tasso refi" (chiamato altresì "tasso per le operazioni di rifinanziamento"). Il tasso refi rappresenta il valore indicizzato che le banche sono tenute a pagare quando prendono in prestito del danaro dalla BCE. [ le banche ovviamente preferiscono un tasso basso :) ]

Gli istituti bancari fanno ricorso a questa opportunità al momento in cui si trovano ad affrontare periodi di carenza di liquidità. I tassi di interesse interbancari quali l'indice Euribor sono assai sensibili alle variazione del tasso refi. Per questo motivo, il tasso di interesse della BCE costituisce un ottimo strumento di intervento sui valori del tasso di mercato. 

Alcune variazioni del tasso per le operazioni di rifinanziamento della BCE sono riportate qui di seguito:

 

Politica monetaria

è l'insieme degli strumenti, degli obiettivi e degli interventi adottati per modificare e orientare la moneta, il credito e la finanza, al fine di raggiungere obiettivi prefissati di politica economica, di cui la politica monetaria fa parte.

Gli obiettivi finali sono gli stessi della politica economica(prezzioccupazionesviluppo). La politica monetaria si occupa di raggiungere uno o più di tali obiettivi manovrando le variabili monetarie (tasso d'interesse o quantità di moneta).

Solitamente, il principale obiettivo affidato alla politica monetaria è la stabilità dei prezzi. Infatti, si è osservato che il perseguimento di tale obiettivo è il maggior contributo che la politica monetaria può dare alla crescita economica nel medio periodo.

Per raggiungere tali obiettivi, le banche centrali, cui viene affidata solitamente la politica monetaria, in maniera più o meno indipendente dal Tesoro, hanno a disposizione due strumenti: la base monetaria ed il tasso d'interesse. Le Banche centrali agiscono principalmente attraverso operazioni di mercato aperto che, con la compravendita di titoli, modificano il volume della base monetaria e il livello tassi d'interesse a brevissimo termine. A loro volta le modifiche dei tassi a breve si trasmettono ai tassi a più lungo termine e ai tassi bancari sui prestiti e sui depositi dei clienti finendo così con l'influenzare il livello dell'attività economica. Inoltre, esse hanno il potere di imporre un coefficiente di riserva obbligatoria.

Altri due strumenti di politica monetaria sono il quantitative easing e la forward guidance.

Quantitative Easing (o alleggerimento quantitativo)

se designa una delle modalità con cui avviene la creazione di moneta da parte della banca centrale e la sua iniezione, con operazioni di mercato aperto, nel sistema finanziario economico. La banca centrale acquista, per una predeterminata e annunciata quantità di denaro, attività finanziarie dalle banche del sistema (azioni o titoli, anche tossici) con effetti positivi sulla struttura del bilancio di queste ultime.

La Banca centrale può ricorrere all'alleggerimento quantitativo per il salvataggio di un istituto di credito, per eliminare dal mercato e dai bilanci delle banche "titoli tossici"(o titoli truffa, si intende un titolo di credito derivato dalla cartolarizzazione dei mutui e prestiti subprime e venduto dalle banche ai propri clienti, tra cui, spesso, fondi di investimento come obbligazioni a basso rischio finanziario, ma rivelatisi di scarsa qualità o dal valore completamente azzerato a causa dalla sottostima del rischio) con elevati gradi di rischio o con bassa remunerazione, per fornire liquidità al sistema quando le banche non si prestano denaro e famiglie e imprese subiscono una stretta creditizia. È da dire che il sistema delle banche è un sottosistema economico, e fornire liquidità alle banche non significa fornirla al sistema economico in generale (imprese, famiglie, ecc.), in quanto le banche potrebbero scegliere di non utilizzare la liquidità ma di depositarla, invece, presso la banca centrale stessa e godere di un tasso di interesse molto poco remunerativo, ma privo di rischi. L'intervento della Banca centrale può essere diretto anche all'acquisto di titoli di stato con l'obiettivo di ridurre i costi di indebitamento dello stato.

Questa politica monetaria molto pervasiva, e caratterizzata da possibili effetti collaterali (iperinflazione).

La BCE, invece, al fine di perseguire il suo primario obiettivo statutario (stabilità dei prezzi e tasso di inflazione non superiore al 2%), inizialmente decise di non ricorrere a operazioni di quantitative easing, limitandosi ad acquisti minimi di attività finanziarie (soprattutto bond).

Tipi di politica monetaria

Si definisce espansiva una politica monetaria che, attraverso la riduzione dei tassi di interesse, voglia stimolare l'offerta di moneta delle banche alle imprese, e quindi gli investimenti e la produzione di beni e servizi.

Al contrario si definisce restrittiva una politica monetaria che, attraverso l'aumento dei tassi d'interesse, riduca l'offerta di moneta e quindi renda meno conveniente investire e produrre.  Le politiche monetarie restrittive hanno l'obiettivo di ridurre l'inflazione, o far calare il disavanzo pubblico, facendo rallentare la crescita economica.