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L' analisi fondamentale giudica la qualità di un investimento in azioni analizzando i dati finanziari dell'azienda sottostante l'azione, le sue prospettive future in termini di affari, il giudizio sull'azienda da parte delle diverse entità che registrano interessi nel azienda.

Non si preoccupa delle reazioni dei mercati su determintati prezzi delle azioni ma considera solo i valori finanziari delle aziende sottostanti, la sostenibilità futura e la consistenza dei risultati. Utilizza dati di bilancio del passato e cerca di dedurre da questi previsioni su rendimenti futuri dell'attività e di conseguenza del prezzo dell'azione.

L'investitore fondamentale analizza l'azienda sottostante l'azione, non l'azione in sè per sè o i movimenti del suo prezzo, e investe in quella azione solo se pensa che valga la pena investire nell'azienda sottostante.

L'analisi tecnica, al contrario studia soltanto i movimenti del mercato nel passato, in termini di prezzi dell'azione, volumi, andamento nel tempo, cercando di predire cosa sta per succedere nel breve o nel medio periodo al prezzo dell'azione. Lavora con i grafici dei prezzi sovrapponendo diversi indicatori (MOM, RSI, SMA, EMA etc).

Investire VS Speculazione

Investire significa entrare nel capitale dell'azienda sottostante l'azione. Le aziende quotate hanno il loro capitale suddiviso in un determinato numero di azioni. Alcune delle quali vengono scambiate sui mercati azionari, le altre sono possedute dagli azionisti principali (che posseggono la maggioranza delle azioni totali dell'azienda). Quindi quando si investe si acquistano quote/azioni di una società, i soldi investiti entrano a far parte del capitale dell'azienda e si spera che con il passare del tempo il valore delle stesse cresca e si spera inoltre di ricevere dividendi  ogni certo periodo.

Quando si investe, l'investitore ha una prospettiva quantomeno di medio termine e più probabilmente di lungo termine. Ed è probabile che l'investitore rimarrà nel mercato anche durante periodi di crisi delle Borse, convinto della sua scelta e del premio che avrà grazie all'investimento.

Un'azienda non deve essere comprata a qualsiasi prezzo, ma solo a un prezzo conveniente che rappresenti un affare. Quindi un Value Investor non deve aspettarsi un ritorno immediato dall'investimento fatto, ma solo essere consapevole che il prezzo al quale l'azione è stata acquistata è significatamente sotto un prezzo giusto (Fair Price)

Speculare, significa cercare di ottenere un ritorno immediato dalla compravendita di azioni. E' probabile che lo speculatore faccia molti più acquisti e vendite rispetto a un investitore, quindi le commissioni bancarie giocano un ruolo importante nel ritorno finale. Probabilmente utilizza una leva 10-20-30 e ciò risulta ragionevole solo per investimenti di breve periodo, poichè ad ogni giorno che passa vengono pagati sempre più interessi.

Analisi

La fonte principale di informazioni è rappresentata dai bilanci dell'azienda ed è su di essi che si costruisce il sistema d'investimento. Basare le analisi sui Bilanci Annuali (Annual Reports):

  • 10-K (aziende americane)
  • 20-f (aziende canadesi)
  • bilancio annuale (aziende italiane)

bilanci si riferiscono a due documenti:

  • il Conto Economico (Statement of Earning)
  • lo Stato Patrimoniale (Balance Sheet)

Il Conto Economico ci fornisce informazioni su quello che l'azienda ha realizzato nell'ultimo periodo di tempo (annuale). Le vendite che ha realizzato (fatturato), gli itneressi pagati, le tasse, l'utile netto (Net Earnings). L'utile netto rappresenta quello che rimane all'azienda dopo la gestione ordinaria e straordinaria delle proprie attività (può essere + o -). Se positivo, gli amministratori possono decidere di come utilizzare gli utili, se reinvestirli ancora nell'azienda o se girarli agli azionisti sotto forma di dividendi.

L'utile netto rappresenta l'informazione se l'azienda sta producendo risultati o meno. Se l'utile netto è positivo significa che l'azienda è in grado di finanziare le proprie attività senza richiedere ulteriore prestito, è in grado di pagare dividendi e garantire un ritorno all'investitore. Se è engativo, l'azienda non è ingrado di fare queste cose e dovrà pagare interessi alla banche nel futuro.

Misura dell'utile dell'azienda rispetto alle sue dimensioni:

si usa l'ammontare dell'utile netto che può essere attribuito a una singola azione finanziaria dell'azienda: Utile Netto per Azione (EPS - Net Earnings for Share).

EPS (Utile Netto per Azione) = Utile Netto dell'anno / numero di azioni in circolazione (sia scambiate che non nei mercati)

Si ipotizza, a grandi linee che di solito il 50% dell'utile si reinveste e con l'altro 50% si pagano i dividendi. Quindi:

ROI (Return of Investment alla fine dell'anno) = (0,5 EPS) / P 

Il rendimento delle azioni deve essere paragonabile a quello di strumenti alternativi a tasso fisso (obbligazioni, titoli di Stato etc):

Se si ipotizza che il rendimento a tasso fisso è circa del 3% lordo, sostituiamo il 5% al ROI per azioni:

0,03 = (0,5 EPS)/P -----> P = EPS / 0,06 = 16,6 * EPS

Questo P è la DEDUZIONE del PREZZO di una azione nel caso della presenza di rendimenti medi di strumenti alternativi fissati al 3% l'anno.

Se si ipotizza che il rendimento a tasso fisso è circa del 5% lordo, sostituiamo il 3% al ROI per azioni:

0,05 = (0,5 EPS)/P -----> P = EPS / 0,1 = 10 * EPS
 

Più del 5% fisso è difficile che venga offerto. Quindi si può supporre che il prezzo dell'azione si muove in un intervallo che va da 10 a 17 volte il suo EPS.

Se gli investimenti alternativi non forniscono un ritorno migliore delle azioni, allora la maggiroanza degli investitori comprerà azioni facendo incrementare il prezzo fino al punto in cui il ritorno offerto dalle azioni sia simile a quello offerto dagli investimenti alternativi.

P = 0,5 * (EPS / i) -----> P/EPS = 1 / (2 * i)

i = il tasso di interesse corrente per investimenti a tasso fisso.

Tasso di interesse (i) Giusto P/EPS (50% in div.) Giusto P/EPS (100% in div)
0,50 % 100,00 200,00
1,00 % 50,00 100,00
1,50 % 33,33 66,67
2,00 % 25,00 50,00
2,50 % 20,00 40,00
3,00 % 16,67 33,33
3,50 % 14,29 28,57
4,00 % 12,50 25,00
5,00 % 10,00 20,00

 

C'è da dire che alcune aziende per certi anni devolvono il 100% in dividendi e che comunque il valore di un azienda deve essere determinato SU TUTTO IL VALORE DELL'UTILE perchè questo è il surplus che l'azienda è riuscita a generare,La formula andrebbe modificata 0,5 ---> 1

P = EPS / i = (1 / i ) * EPS -----> P/EPS = 1 / i

3% lordo fisso ----> P / EPS = 33,33

5% lordo fisso ----> P / EPS = 20,00 ---> P = 20,00 * EPS

Assumere un prezzo "GIUSTO" (Fair) dell'azione di un azienda come 20 volte i suoi utili netti per azione è un ipotesi solida di quello che dovrebbe essere in un mondo ideale. Infatti il P/E più frequente è proprio 20. 

Considerare l'Utile Netto degli ultimi 10 anni

Tra le aziende in attivo occorre evitare quelle con P/E più alto e cercare quelle con P/E più basso. Azioni con un P/E inferiore a 5 (sottovalutate) o superiore a 40 (sopravvalutate) sono una rarità. La distribuzione del P/E risente molto delle condizione macroeconomiche mondiali, in periodi di crisi si registreranno distribuzioni più spostate verso valori bassi di P/E in quanto l'opinione generale sull'economia è pessimistica e le previsioni portano a stimare in modo restrittivo gli utili futuri delle aziende.

Per il calcolo del P/E considerare sempre e solo bilanci annuali e magari più di un anno, perchè un'azienda può mostrare un bilancio buono per un anno seguito da uno meno buono. Quindi considerare l'utile netto negli ultimi 10 anni e farne una media. Ogni azienda va esaminata a se stante. Inoltre considerando l'utile medio a 10 anni si può attribuire un rapporto P/E anche a quelle aziende che nell'ultimo anno hanno registrato utili negativi, e per le quali si otterrebbe un P/E che sarebbe negativo e che non avrebbe senso.

Con la media a 10 anni degli utili si può determinare il livello di affidabilità dell'azienda, perchè un management magari riesce ad "aggiustare" i dati di bilancio di un singolo anno rimandando le voci negative agli anni successivi, ma in 10 anni prima o poi le cose vengono a galla.

Guardare sempre i grafici con linea temporale dei 10 anni per comprendere se ci sono stati dei crolli del prezzo dell'azione. Quando il prezzo crolla e l'azienda non va in default, esso richiede più tempo di quanto previsto per riallinearsi a un prezzo "normale". In quel caso il P/E sarebbe molto basso e il prezzo crolla da parte degli investitori per la paura della bancarotta dell'azienda. Inoltre per diversi anni futuri l'azienda non pagherà dividendi perchè dovrà dare precedenza ai prestiti fatti e agli interessi relativi. Quando un azione viene scambiata ad un P/E molto basso, questo potrebbe essere dovuto a una situazione critica di liquidità che può portare all'insolvenza e quindi al fallimento, rendendo spazzatura la relativa azione.

NON INVESTIRE MAI % IMPORTANTI IN AZIENDE CON P/E MOLTO BASSO.

Aziende quotate falliscono spesso specie se di piccole dimensioni.

Le azioni a basso P/E sono quelle che vengono snobbate dal mercato perchè non tornano dividendi e perchè considerate operanti in business con poca prospettiva futura. Quelle con alto P/E sono le azioni che vanno per la maggiore perchè operano in settori attraenti e dalle forti prospettive. 

I PIU' GROSSI AFFARI SULLE AZIONI VENGONO FATTI GENERALMENTE INVESTENDO IN AZIENDE SOTTOVALUTATE DAL FORTE MARCHIO CHE RIESCONO A RECUPERARE DA UNA FASE NEGATIVA.

Voci importanti dei documenti di bilancio

L'evolversi degli utili lo si recupera da alcune voci dello Stato Patrimoniale: il Capitale Proprio (considerlao sempre in rapporto agli utili degli ultimi 10 anni).

Il Conto Economico invece considera il periodo di un anno, 6 mesi o 3 mesi cioè quello che ha fatto l'azienda in un determinato periodo. Invece lo Stato Patrimoniale fornisce una fotografia sull'azienda in un determinato momento.

Capitale proprio iniziale (Equity iniziale)

+ Utile netto precedente eserizio

= Capitale Proprio Totale (Equity totale)

Modifiche rilevanti nell'ammontare del Capitale Proprio avvengono durante gli aumenti di capitale(aumento dell'equity), durante il riacquisto di azioni proprie(dminuzione dell'equity) oppure alla chiusura dell'anno finanziario in funzione della porzione di utile netto conservato in azienda e non distributio sotto forma di dividendi e che viene aggiunto all'equity (o sottratto nel caso di perdite avvenute nell'anno).

L'euqty permette di calcolare il ROE (Ritorno sul Capitale Investito - Return on Equity)

ROE = Earnings Medio(utili netti medi) / Capitale Proprio

Nel ROE la storia dei guadagnio è già inclusa (si guardi il calcolo del capitale proprio), quindi non bisogna fare una media su 10 anni per questa variabile. L'equity è il risultato della somma cumulativa degli utili portati a nuovo degli anni precedenti.

Più alto è il ROE, più alto è il ritorno che l'azienda dovrebbe essere in grado di offrire sul capitale investito. Comprare azioni significa investire nel capitale dell'azienda, più alto è il ROE, e più alto il ritorno sull'azione che possiamo aspettarci sul lungo termine (il capitale proprio è formato anche dagli utili non distribuiti come dividendi, quindi gli utili vanno ad incrementare il capitale proprio e perchè il ROE rimanga costante devono aumentare anche gli utili e quindi il prezzo dell'azione).

P/E vs ROE

Per investire in azioni sul lungo periodo occorre scegliere le azioni di aziende che presentano i valori più alti possibili del ROE.

Quindi mentre gli utili per azionesotto forma di P/E indicano una misura di un possibile allineamento del prezzo a un valore "giusto", il ROE offre una misura del ritorno che possiamo aspettarci nel lungo periodo da parte dell'azienda. Un investitore con pochi capitali a disposizione dovrebbe essere più orientato a titoli con basso P/E  e valori accettabili di ROE.

La media degli utili a 10 anni considera anche l'ammontare di debito dell'azienda. Sul debito devono essere pagati degli interessi quindi l'azienda, per 10 anni, non può registrare un alto debito e avere anche utili soddisfacenti perchè parte di essei dovranno essere usati per interessi+debito e questo influisce sul calcolo della media abbassandola, cos' facendo si avrà P/E e ROE più bassi, abbassando l'affidabilità dell'azienda, rendendo quindi l'investimento in quell'azienda più remunerativo ma anche più rischioso.

Un azione ad alto ROE(alta liquidità) può indicare che l'azienda sottostante sta pagando i dividendi in modo regolare, questo significa che tiene il capitale proprio basso. Se un azienda paga i dividendi, la porzione di utile che va ad incrementare il capitale proprio risulta ridotta e quindi non lo fa crescere troppo. Mantenendo un capitla proprio basso e quindi un alto ROE, questo fa scattare negli investitori che quell'azienda è affidabile, è buona, si preoccupa degli azionisti e quindi ci investiamo e riesce a raccogliere sempre più soldi da utilizzare all'interno del proprio business. Al contrario ci sono aziende tipo Google e Apple che reinvestono sempre tutto in R&D e non pagano dividendi. Queste hanno un ROE basso, un equity mostruosa e un P/E dopato perchè sono le azioni che vanno per la maggiore, ma sono aziende che devono rendere sempre più forte il brand e mantenere alta l'aspettativa.

Un altro aspetto che suggerisce che alto ROE = alta liquidità è che se una società ha un basso equity (elevato ROE) può essere dovuto al fatto che riacquista le proprie azioni  ---> questo dimostra che la società possiede la liquidità sufficiente a riacquistare le proprie azioni a valori di mercato che spesso sono molto superiori rispetto ai prezzi dell'IPO.

Alto ROE significa che l'azienda genera utili (paga dividendi o riacquista azioni proprie) e non sta diluendo il capitale immettendo ulteriori azioni sul mercato. Più un'azienda diluisce il capitale con continui aumenti di capitale (immette nuove azioni) , meno gli investitori precedenti trarranno benefici dagli utili, poichè la base degli investitori che devono essere premiati si allarga e il ROE diminuisce, aumentando l'equity a denominatore.

Un alto ROE significa anche che l'azienda magari riesce a produrre utili con poca necessità di capitale. Magari è in un business che non richiede forti investimenti o rinnovamenti di macchinari o infrastrutture per rimanere al passo con i tempi (es: il macchinario per fare lo scatolame, quello è, e probabilmente sarà buono ancora per anni e anni. Diverso nel caso della tecnologia, lì si deve investire molto in R&D per rimanere al passo con i tempi e non perdere il vantaggio competitivo).

L'azienda potrebbe comunque fare grandi investimenti senza aumentar eil capitale proprio MA CHIEDENDO FORTI FINANZIAMENTI alle BANCHE e quindi aumentando pesantemente il proprio debito. Ma così facendo non riuscirebbe a garanitre utili buoni per 10 anni perchè dovrebbe pagare gli interessi sempre più alti che vanno a sottrarsi all'utile operativo prima di ottenere l'utile netto; quindi euqity stabile ma il ROE sarebbe comunque basso.

Banche caso a parte

L'analisi del ROE non può essere applicata alle società del bancario. Le banche sono costrette a mantenere un livello minimo di equity in bilancio come protezione per i rischi che corrono prestando denaro. E' difficile trovare bacnhe con ROE elevato perchè NON REGISTRERANNO MAI valori molto bassi dell'equity. L'equity è quasi una costante.

 

La maggior parte delle azioni presentano un ROE inferiore al 20% e il numero più numeroso di azioni si trova nella fascia di ROE compresa tra il 5% e il 10%. Investire in azioni con ROE superiore al 20% vuol dire dunque investire nelle migliori azioni di lungo periodo. Se poi queste azioni hanno anche un P/E non eccessivo, le azioni in ogetto sono le migliori in cui si deve investire.

Dimensione aziendale ?
E' molto importante.

Buffett disse: "Preferisco possedere una piccola parte di un grosso diamante che 'intera parte di un anello di bigiotteria.

Una grande azienda ha probabilmente una storia di successo alle spalle, con un modello di business di successo e prospettive certe; una piccola deve dimostrare di essere in grado di garantire un futuro sostenibile con ritorni stabili sullinvestimento.

Aziende di grosse dimensioni con basso P/E in genere potrebbero essere dei grossi affari. Uniche eccezzioni: Nokia e Lehman Brothers.

A grandi linee è giusto considerare la dimensione, ma non basare una decisione d'investimento esclusivamente su quello.

In genere azioni a basso P/E e quindi probabilmente a bassa capitalizzazione fanno gola a potenziali acquirenti che sanno di poter acquistare a un prezzo conveniente una azienda che potrebbe valere molto di più.

  • se l'azienda acquirente  NON RAPPRESENTA un buon investimento, le azioni dell'azienda acquistata verrebbero inglobate nelle azioni dell'azienda acquirente nelle quali non avremmo investito. In questi casi si dovrebbe attendere il momento della definizione del prezzo di acquisto (in genere più alto in un premium rispetto al corrente) a quel punto si possono vendere le azioni dell'azienda acquistata, sempre che le azioni dell'azienda acquirenti non siano attraenti.
    • es: un azienda con ROE 50% e P/E 5 viene acquistata da una con ROE 7% e P/E 30. In questo caso l'azienda acquirente non rappresenta un buon investimento (ROE basso e P/E alto). L'investitore dovrebbe vendere le azioni dell'azienda acquistata solo dopo che il prezzo si è allineato a quello stabilito per l'acquisizione.

Dividendi

Se una azienda PAGA DIVIDENDI REGOLARI, il prezzo della sua azione sarà meno soggetto a variazioni imprevedibili se confrontato a quella di un'altra che non paga dividendi.

Se una azione PAGA DIVIDENDI in linea generale non registrerà valori di P/E molto bassi poichè gli investitori saranno attratti dalla liquidità ricevuta dal pagamento regolare di questi. Al contrario se una azione scambia ad un P/E molto basso è probabile che abbia smesso di pagare dividendi. Per un'azione che non paga dividendi è lecito un qualsiasi prezzo verso valori minimi perchè il prezzo stesso non risulta più giustificato da un ritorno concreto in termini di pagamento di un dividendo.

La performance registrata da una azione dal ritorno dei soli dividendi viene chiamata Dividend Yield (ottenuta dividendo l'ammontare di dividendo attribuibile ad una singola azione per il prezzo dell'azione stessa). Di solito non è superiore al 5% lordo. Se il P/E cala soto un valore 10 è possibile che il Dividend Yield salga a valori vicini al 10% o anche superiori.

ROE e P/E predicono quali sono le migliori azioni in cui investire nel futuro, il Dividend Yield fornisce l'informazione sul livello corrente di guadagni offerti dalle azioni. Basare un sistema di investimento solo sull'ammontare dei Dividend Yield è pericoloso, perchè non verrebbero prese in considerazione le previsioni per gli anni futuri ma solo quale sarebbe i guadagno al prezzo corrente se l'azienda dovesse continuare a pagare gli stessi dividendi pagati l'anno precedente.

I dividendi vengono tassati secondo le regole della tassazione sul capital gain. Inoltre alle azioni straniere viene applicata una doppia tassazione. Per cui il rendimento netto finale risulta inferiore. 

Un' azienda può decidere di non pgare dividendi per rinvestire i soldi all'interno dell'azienda e produrre sempre più utili  nel futuro. Ma potrebbero usare i soldi anche per coprire eventuali sprechi di capitale da parte dell'azienda. L'analisi a 10 anni scopre queste aziende.

Il NON PAGARE DIVIDENDI E' ACCETTABILE per aziende Dot  Com (es Google, Yahoo!) perchè investono molto in R&D e perchè cercano di entrare in nuovi mercati e quindi hanno bisogno di liquidità. Al contrario, una società che opera in un mercato stabile deve pagare dividendi, perchè non è in grado di reinvestire tutti i suoi guadagni per espandere la propria attività.

Date sui dividendi:

  • data di dichiarazione del dividedno: data in cui l'azienda dichiara che pagherà dei dividendi e in che date.
  • data ex: data prima della quale un nuovo azionista deve acquistare l'azione per avere diritto al dividendo
  • data di registrazione (record date): data entro la quale occorre possedere l'azione per avere diritto al dividendo
  • data di pagamento: effettivamente viene liquidato il dividendo

Per avere diritto al dividendo occorre vendere l'azione solo dopo la data di registrazione e comunque possederla almeno per i giorni che vanno dall'ex-dividend date al record date. Immediatamente dopo la data di registrazione del possesso si assisterà a un calo dell'azione a causa dell'uscita degli speculatori che liquidano la posizione.

Nei mesi tra Aprile e Giugno la maggior parte delle aziende provvede al pagamento annuale dei dividendi, strettamente legati alla chiusura del bilancio dell'anno precedente. In genere un'azienda dichiara l'ammontare dei dividendi in base alla quantità di utili che ha registrato alla chiusura dell'anno finanziario. I bilanci vengono pubblicati nella maggior parte dei casi nei primi mesi dell'anno e da ciò dipende il fatto che i dividendi vengano pagati nei mesi immediatamente dopo.

Conviene acquistare le azioni nei mesi autunnali/invernali. La peggior scelta invece è generalmente investire in azioni che vanno da Giugno ad Agosto perchè sono quelli più distanti dal pagamento dei dividendi.

Nei mesi di Gennaio, Aprile, Luglio e Ottobre le aziende presentano le relazioni trimestrali, in genere in questimesi si osserva un generale aumento dei prezzi per quelle azioni che centrano o migliorano le previsioni degli analisti.

Costruire un Portafoglio

Se si ha una prospettiva di medio periodo, non si può investire in titoli ad alto ROE con alto P/E perchè il rendimento probabilmente lo si otterrrà a distanza di uno, due anni. Un elevato ROE dice che l'azienda ha la possibilità di ottenre dei guadagni per gli anni a venire, MA non che un aumento immediato sta per veirifcarsi.

Se si dispone di una prospettiva a breve termine, non occorre mai investire in titoli ad alto P/E, anche se hanno valori di ROE eccezzionali.

Azioni con utili medi a 10 anni negativi sono considerate spazzatura e da evitare per un investitiore.

La parte principale del portafoglio dovrebbe essere composta da azioni a più alto ROE:

  • 80% in alto ROE che ritornano dividendi (con P/E intorno al 20)
  • 20% ina zioni a basso P/E che potrebbero rientrare in valori normali di P/E

Biosgna investire in titoli di cui si conosce almeno in parte il settore di appartenenza, marchio o storia dell'azienda.

Per quanto riguarda l'uscita la si può valutare quando il P/E arriva intorno al 50, il che significa che l'azione è notevolmente sopravvalutata. Una volta usciti, aumentare il capitale investito in azioni ad un alto ROE ma un moderato P/E.

Il rimborso o liquidazione di una posizione non deve avvenire solo al raggiungimento di un certo P/E target ma anche in base a notizie/news e dati finanziari tramite le quali si viene a consocenza che per un certo motivo l'acquisto del titolo non sia più valido.

Spesso aziende con basso P/E rimangono tali per anni, fino a quando non ritornano di nuovo in auge ai grandi investitori. Comunque sia P/E intorno a 1 o comunque inferiori a 3 sono molto rare e qualcosa che non vanno c'è.

L'informazione del P/E non è da sottovalutare a quella del ROE perchè ci fornisce l'importante sicurezza che il prezzo di un'azione non può scendere a 0 così facilmente e quindi farci perdere tutti i nostri soldi.

I risultati si devono valutare sul luno periodo e non da un mese all'altro. Diciamo dai 6 mesi in su. La regola numero uno è la "pazienza". Vendere un'azione perchè non otteniamo immediatamente dei guadagni è sbagliato, perchè spesso il prezzo delle azioni rimane stabile per lunghi periodi. Grossi guadagni si ottengono nel lungo periodo rimanendo nel mercato il più possibile, a patto che si siano acquistate azioni convenienti e valide.

La teoria del P/E fornisce un'ulteriore proprietà fondamentale delle azioni, vale a dire che le azioni non hanno un limite superiore ai guadagni che possono offrire, ma hanno un limite inferiore sotto il quale non possono scendere (lo ZERO). La perdita massima che può verificarsi su una azione è del 100%, cioè si può perdere tutto quello che abbiamo investito in essa. Non possiamo mai perdere di più di quello che abbiamo investito.

Si dovrebbe sempre cercare di operare una diversificazione del proprio portafoglio, investendo in una dozzina di azioni diverse. Non esagerare con la diversificazione per evitare di rendere il proprio portafoglio ingiestibile.

La temporizzazione è anche importante nell'investimento. Non investire in un colpo solo tutti i propri capitali a disposizione perchè si potrebbe beccare un rialzo dei prezzi generalizzato rischiando di registrare nelle settimane successive immediatamente una perdita sugli investimenti.