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Gli investitori istituzionali

è la categoria predominante per denaro investito. Gestiscono capitali di terzi.
Quelli più importanti sono:
  • fondi di investimento
  • fondi pensione
  • le assicurazioni
Complessivamente gestiscono risparmi per oltre 50000 miliardi di dollari (equivale al PIL del pianeta in un anno).
 
Possono investire nelle più svariate attività, dagli immobili ai terreni a società non quotate.
Però la maggior parte delle risorse è impiegata sui mercati finanziari per l'acquisto di azioni, obbligazioni, titoli di Stato.
 
Il 50% del capitale delle maggiori imprese quotate è detenuto da questi soggetti, quindi sono i veri padroni del mondo produttivo. 
Sono i nuovi "proprietari universali"questo grazie a noi.
 
Investono i nostri risparmi, incanalati in un fondo di investimento, quelli del pagamento delle polizze assicurative, quelli dati al fondo pensione per il nostro futuro.Siamo noi ad alimentare con le nostre risorse la finanza e a fornire gran parte dei soldi che circola sui mercati finanziari.
 
Nella maggior parte dei casi, NOI non abbiamo alcun controllo su questi capitali. Li affidiamo ad un gestore e poi guardiamo unicamente il rendimento che ci viene offerto. Non ci interessa il come.
 
Se gli investitori istituzionali in tutto il mondo sono circa 65000, oltre la metà del capitale dei fondi di investimento è nel portafogli di una dozzina di compagnie, soprattuto banche quali UBS, Credit Suisse, Barclays, Detsche Bank.
 
Qual'è interesse principale di questi investitori?
Sono spinti dai risparmiatori che ovviamente si aspettano un rendimento alto dei loro risparmi, quindi l'interesse principale dei "proprietari universali" è avere dividendi alti nel breve termine.
 
Non interessa uno sviluppo dell'impresa nel lungo periodo. L'obiettivo unico diventa massimizzare il rendimento a breve, il più velocemente possibile. (Questo ' è l'obiettivo di tutti quelli che operano sui mercati finanziari)
 
Esempio:
Le grandi imprese oggi sono spinte a realizzare il massimo profitto nel più breve tempo possibile. Imprese che licenziano vedono le proprie azioni salire in borsa. Nel lungo periodo licenziare significa una minore capacità produttiva e gravi problemi  MA nell'immediato tagliare il costo del lavoro potrebbe aumentare i profitti. Gli stessi profitti non vengono rinvestiti in attività produttive MA devono essere distribuiti agli azionisti sotto forma di dividendi. Quindi poi, dopo anni,  ci sarà un ulteriore giro di denaro, perchè le imprese  si indebiteranno con le banche o emetteranno obbligazioni per attuare investimenti sulla linea produttiva.
 
Il mondo impreditoriale diventa succube di quello finanziario.
 
L'obiettivo centrale dei manager delle imprese è quello di massimizzare il valore dell'azione nel breve termine perchè per la maggior parte di loro, oltre allo stipendio possiedono delle "stock options" (=azioni della stessa impresa).
 
Quindi ricapitolando:
i proprietari universali, che detengono quote di imprese, chiedono alti dividendi sulle loro azioni (= il valore dell'azione deve crescere). I dirigenti avendo piani di stock options vogliono anche loro veder crescere il valore dell'azione. Si farà di tutto per farla crescere nel breve. La fase produttiva, nella stragrande maggioranza dei casi diventa unicamente un passaggio, da accorciare e alleggerire, per ottenere nel minor tempo possibile la massima remunerazione del capitale.
 
Esempio: la Parmalat
la produzione di latte e yogurt era diventata assolutamente marginale rispetto a una gestione finanziaria sempre più pesante.
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